Tre Foglie 2020. I migliori oli della Sicilia (articolo pubblicato sul giornale on line Gambero rosso.it)

La campagna olearia 2020 in Sicilia

Passando dalle circa 18mila tonnellate del 2018 alle attuali oltre 34mila, con un recupero di circa il 90%, la Sicilia è tornata a quella che negli ultimi anni è stata la sua media di produzione. L’abbondante fioritura è stato il primo segnale per una campagna olearia oltre ogni aspettativa, ma poi a complicare le cose ci si sono messe le successive condizioni climatiche che hanno messo a dura prova l’allegagione e la tenuta del frutto. L’estate siccitosa e lo stress idrico eccessivo hanno poi ridimensionato il tutto senza però intaccare la ripresa produttiva. Il risultato a fine raccolta è stato un po’ più scarso rispetto alle iniziali aspettative, ma comunque si è arrivati a una produzione di buona qualità dovuta ai pochi attacchi parassitari riscontrati.

La Stella e i premi speciali tra gli oli della Sicilia

Quando si parla di Stella ci si riferisce a quelle aziende che per 10 anni, e altrettante edizioni della guida Oli d’Italia, hanno preso le Tre Foglie dimostrando una rara abilità nella costanza qualitativa. Tra queste realtà troviamo Frantoi Cutrera di Chiaramonte Gulfi in provincia di Ragusa, una famiglia che ha scritto una pagina importante della storia oleicola siciliana. Tutto ebbe inizio nel 1906, ma saranno Giovanni e Maria Cutrera nel 1979 a dare una decisa impostazione razionale a tutte le attività, attivando pure un moderno frantoio aziendale. Altra tappa cruciale è quella della discesa in campo, correva l’anno 2000, dei figli Giuseppina, Maria e Salvatore con i rispettivi coniugi, che porteranno nuova linfa e vitalità nonché più attuali conoscenze. Il brand è molto conosciuto anche a livello internazionale grazie all’eccellenza dei prodotti, al rigore e alla continuità qualitativa e alla modernità delle metodiche lavorative adottate. Oltre a questo importante riconoscimento è sempre a questa realtà che va il premio speciale come “azienda dell’anno” proprio a marcare l’impegno che la famiglia mette nell’intrecciare in modo ottimale una produzione quantitativamente rilevante con la qualità a tutti i costi.

L’ingresso di Terraliva in Sicilia

Rimanendo sempre nell’area dei Monti Iblei troviamo Terraliva, altra protagonista della produzione d’eccellenza siciliana. Tino Cavarra, con la moglie Giuseppina Frontino e la figlia Debora, gestisce con grande passione ed esperienza questa splendida tenuta a Buccheri situata in un affascinante comprensorio di alte colline, a oltre 700 metri sul livello del mare. Qui è custodito un vero patrimonio arboreo caratterizzato da 1.700 ulivi e gestito in regime biologico. A questa certificazione si aggiungono quella halal e kosher su tutta la produzione. A questa splendida realtà va il premio come “miglior olio Igp” con il Cherubino Igp Sicilia Monocultivar Tonda Iblea Bio, un incredibile fruttato medio dalle verdi nuance di pomodoro datterino, erbe aromatiche, mela, pepe e lievi tratti balsamici: praticamente una delle migliori espressioni della varietà Tonda Iblea in questa annata.

Le Tre Foglie 2020 in Sicilia

Per la Trinacria è stata una campagna olearia dalle grandi conferme e il quadro delle aziende con il massimo del punteggio è una panoramica delle migliori produzioni dell’isola che riescono a essere al vertice sia a livello nazionale che internazionale.

Ecco l’elenco completo degli oli che hanno ricevuto le Tre Foglie:

Frantoi Cutrera – Primo Dop Monti Iblei Monocultivar Tonda Iblea | frantoicutrera.it

Terraliva – Cherubino Igp Sicilia Monocultivar Tonda Iblea Bio | terraliva.com

Frantoio Galioto Fisicaro – Dop Monti Iblei | frantoiogalioto.com

Titone – Dop Valli Trapanesi Bio | titone.it

Rollo – Letizia Dop Monti Iblei Monocultivar Tonda Iblea | aziendarollo.it

Mandranova – Monocultivar Cerasuola | mandranova.com

Antonino Centonze – Case di Latomie Monocultivar Nocellara del Belìce Dop Valle del Belìce | oliocentonze.com

Cinque Colli – Monocultivar Moresca | cinquecolli.it

Agrestis – Nettare Ibleo Dop Monti Iblei Monocultivar Tonda Iblea Bio | agrestis.eu

Giuseppe Rosso – Villa Zottopera Monocultivar Tonda Iblea Bio | zottopera.it

Oleificio Guccione – Zahara Monocultivar Tonda Iblea | oleificioguccione.it

La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci. Un atto deliquenziale, grave, da arancia meccanica, che mette a repentaglio la sicurezza delle aziende agricole e la vita degli imprenditori in una realtà virtuosa. Il consorzio di tutela dell’olio dop monti iblei, con il suo presidente Giuseppe Arezzo, esprime la piena solidarietà a Pierluigi Cosenza, imprenditore agricolo e componente del consiglio di amministrazione del consorzio di tutela del Cerasuolo di Vittoria Docg, per il vile pestaggio subito all’interno della propria azienda “Poggio Di Bortolone” in territorio di Chiaramonte Gulfi. I miglior auguri al Pierluigi per una pronta guarigione e la nostra ferma condanna per un gravissimo episodio. Siamo fiduciosi sull’operato delle forze dell’ordine affinchè vengano individuati al più presto gli autori.

Frantoi Cutrera è un’azienda che ha già intrapreso la via della internazionalizzazione ma che punta anche al mercato italiano. Si legge nella lettera di riconoscimento di Gambero Rosso: ‘L’uscita dalla fase di emergenza per la pandemia potrebbe essere una  occasione importante per rimarcare e fare valere questi elementi positivi questa identità fondata sull’eccellenza. Siamo alla decima edizione della guida e coincide con un punto di svolta della nostra storia. Il dopo emergenza porrà l’esigenza di cambiamenti, conferme, rivoluzioni nei nostri modi di vivere, lavorare, di decidere. Noi al Gambero rosso continuiamo a lavorare per raccontare, selezionare, certificare, spingere il migliore made in Italy nel mondo” (fonte Ragusa Oggi)

L’Amministrazione Comunale di Ragusa, intende autorizzare i cittadini interessati alla raccolta delle olive delle piante ricadenti nelle aree a verde di proprietà comunale. Per questo motivo sul sito istituzionale del Comune è stato pubblicato nell’apposito link destinato ai “Bandi di gara” un avviso pubblico. Oggetto della concessione sono, per la durata di tre anni, le piante di olivo su aree a verde di proprietà comunale suddivise in tre lotti.

 

Lotto 1 Marina di Ragusa Via Solarino – via Arezzi n. 38 piante;

Lotto 2 Marina di Ragusa Via N. Green n. 23 piante

“ “ Via Molfetta n. 6 piante

“ “ Via Gomez n. 4 piante

“ “ Via Terrasini n. 2 piante

Il frutto della raccolta dovrà essere destinato esclusivamente all’uso personale e/o familiare. Il concessionario sarà tenuto ad effettuare tutte le operazioni colturali necessarie quali il mantenimento di un adeguato stato sanitario delle piante, la concimazione, esclusivamente biologica, la potatura e lo sfalcio dell’erba su cui insistono le piante con conseguente smaltimento dei residui di potatura che non dovranno essere bruciati sul posto.

Tutte le spese di gestione delle piante di olivo sono a completo carico del concessionario che si impegna per ogni anno di raccolta delle olive di fornire al Comune una dichiarazione rilasciata dal frantoio autorizzato individuato per la spremitura. L’assegnatario si impegna altresì a donare una percentuale dell’olio ottenuto al Comune che lo destinerà per gli asili nido comunali.

Per la formulazione delle graduatorie sono fissati dei criteri individuati nell’avviso e precisamente: l’età del richiedente, la percentuale di olio che si intende cedere al Comune e la situazione lavorativa del richiedente.

I soggetti interessati dovranno far pervenire all’ufficio protocollo del Comune di Ragusa – Corso Italia n. 72 – domanda, utilizzando il modulo pubblicato sul sito dell’Ente unitamente al testo completo dell’avviso, in busta chiusa sigillata con l’indicazione “Bando per la concessione di piante di olivo in aree a verde di proprietà comunale” entro le ore 12 del 30 agosto 2020

Il timore di un inasprimento dei dazi USA all’importazione per i prodotti DOP ed IGP è svanito e dunque la filiera può tirare un sospiro di sollievo e concentrarsi sulle azioni per dare stabilità al mercato. La buona notizia arriva in queste ore insieme alla pubblicazione della lista dell’Ustr americana che indica i prodotti soggetti a dazi e nella quale l’agroalimentare italiano non compare.

“Un ulteriore aumento dei dazi oltre il 25% del valore applicato ad ottobre sarebbe stato un duro colpo per tutta la filiera produttiva delle DOP ed IGP – afferma il Presidente di OriGIn Italia Cesare Baldrighi – così come per gli importatori e gli stessi consumatori statunitensi che ricercano nei nostri prodotti distintività  e specificità”. In più occasioni – aggiunge – abbiamo espresso l’auspicio e la convinzione che solo un efficace lavoro delle istituzioni sia italiane che europee sarebbe stato utile alla nostra causa e l ‘importante risultato di oggi ci conferma di aver ben riposto la nostra fiducia”.

E’ stato dunque scongiurato il rischio di far subire alle eccellenze made in Italy danni economici irreparabili e questo grazie soprattutto all’encomiabile lavoro di squadra condotto negli ultimi mesi dalle Istituzioni sia nazionali che comunitarie. In tale processo, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha giocato un ruolo senz’altro determinante, mostrando capacità ed autorevolezza ed un presidio constante dei tavoli europei.

L’industria: il made in Italy non si può pagare così poco. “Pronti a rivedere i criteri per definire l’autenticità”

Questa volta l’allarme lo lanciano gli industriali, gli stessi che qualche anno fa non hanno certo disdegnato le politiche promozionali della grande distribuzione per vendere il loro olio d’oliva, magari proprio l’extravergine. Dal punto di vista la loro associazione, il problema è che le promozioni sono diventate strutturali «trasformando l’extra vergine in un prodotto civetta, messo sul mercato a poco prezzo, qualche euro, per attirare i consumatori. Questa gara al ribasso induce il consumatore a pensare che l’extra valga poco, quindi costi poco», denuncia Andrea Carrassi, direttore generale di Assitol, l’associazione di categoria.

Se così stanno le cose, allora, è chiaro che il prezzo al consumatore finale spesso non copra i costi di produzione, mettendo in seria difficoltà gli olivicoltori italiani. Ecco da Milano dove si sta svolgendo Olio Officina Festival, che celebra anche i 60 anni dalla nascita della definizione merceologica extravergine, gli industriali chiedono al governo di introdurre una norma che vieti le vendite sottocosto indiscriminate «perché il «ricorso selvaggio al sottocosto è una realtà sotto gli occhi di tutti».

Già ma allora quanto deve costare una bottiglia d’olio per evitare di distruggere la filiera? Secondo fonti Assitol il prezzo medio di un extra vergine 100% italiano non può scendere al di sotto dei cinque euro, quello del blend, cioè , vale a dire l’accostamento di oli diversi tra di loro per provenienza e gusto che danno vita ad un olio dal profilo unico e costante nel tempo, devono essere venduti ad un prezzo medio superiore ai tre euro. E anche l’olio d’oliva straniero non può essere pagato meno di 2 euro. Da qui la richiesta di intervento urgente delle istituzioni perché è vitale cambiare le regole definendo i tempi, la durata e i periodi dell’anno – preferibilmente limitati per Assitol – dove fare la promozione. In questa ottica, dal punto di vista degli industriali potrebbe trovare nuovo slancio l’idea di rivedere i parametri dell’extra vergine, inserendone di nuovi per rendere più oggettiva la valutazione dell’autenticità e genuinità del prodotto, e rendendo più stringenti i limiti dell’acidità. Anna Cane, presidente del settore Olio d’Oliva di Assitol però sottolinea che «una decisione così rilevante dovrà però essere condivisa e sostenuta da tutta la filiera».

L’appello è rivolto anche alla grande distribuzione visto che l’84% dei volumi di olio Extravergine (Evo) acquistati passa dalla Gdo mentre il 16% è costituito dagli altri canali compresa la vendita diretta. Quel che è certo è che il consumo dell’olio d’oliva extravergine abbia bisogno di essere stimolato. La settimana scorsa a Verona, durante Fieragricola, la ministra delle politiche agricole, Teresa Bellanova, ha presentato la campagna di comunicazione affidata ad Ismea, che prevede anche una webserie. L’appuntamento è servito anche per dare il punto sull’annata 2019 con una produzione stimata di 321 mila tonnellate (quasi il doppio del 2018) ma comunque inferiore alla media degli ultimi 10 anni. Ad oggi il paniere degli acquisti di Evo è costituito per l’85% da olio in bottiglia non a marchio Dop/igp solo l’1% è protetto da denominazioni. E domani a Verona, nel corso degli Evoo days, il forum dedicato a questa filiera si parlerà anche di come deve cambiare questo mondo per restare competitivo e creare valore.

Fonte: La Stampa

Si è svolto a Roma presso la sala Cavour del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, un incontro avente per oggetto i marchi collettivi di cui alla direttiva UE 2015/2436 sul ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri in materia di marchi d’impresa. Alla presenza dei rappresentanti dei vari consorzi di tutela dei principali prodotti italiani dop ed igp, i lavori sono stati presieduti dal dirigente del dipartimento delle Politiche competitive della qualità agroalimentare, dr. Luigi Polizzi.

Per la provincia di Ragusa hanno partecipato Enzo Cavallo, direttore del consorzio de tutela del formaggio ragusano dop e Giuseppe Arezzo, presidente del consorzio di tutela dell’olio dop montiblei, accompagnato da Umberto Godano. Nel corso dell’incontro si è parlato della utilità dei marchi la cui richiesta o riconferma dovrà avvenire entro il prossimo 23 marzo così come disposto dalla circolare del Ministero dello Sviluppo Economico n.607 del 30 luglio.

Una scadenza che interessa tutti i marchi collettivi registrati con la precedente normativa che dovranno, entro tale termine, presentare istanza di conversione, pena la decadenza. Per tutto questo, sono state fornite le indicazioni relative alle procedure da seguire. E’ seguito quindi un ampio dibattito a conclusione del quale, da parte degli esperti relatori, sono stati forniti i chiarimenti, da più parti sollecitati, che si renderanno certamente utili per una corretta interpretazione ed applicazione delle disposizioni presentate.

L’incontro è stato dedicato inoltre all’approfondimento del portale delle dop ed igp d’Italia e dell’app “dop igp qualità nei territori”: strumenti veramente importanti per una promozione innovativa di straordinaria importanza per la conoscenza dei prodotti agroalimentari di qualità e della loro origine a testimonianza del loro legame ai vai territori di provenienza.

Certificate e fuori dubbio le qualità nutrizionali e salutistiche dell’olio s’oliva la conferenza nazionale a chiusura del progetto ‘Aristoil’- P.O. Interreg Med 2014-2020 ha avuto un ‘taglio’ sulle strategie da seguire per la produzione degli oli salutistici. In tal senso sono state illuminati le relazioni di Andrea Giomo, docente di analisi sensoriale dell’Università delle Marche e di Raffaele Sacchi, professore ordinario di Industrie Agrarie all’Università Federico II di Napoli che hanno ‘segnato’ gli sviluppi di un mercato che lotta per non essere inglobato dalle grandi potenze mondiali come la Cina.

Andrea Giomo ha affermato che la ‘qualità dell’olio siciliano è superiore a qualsiasi altro’ ma che bisogna farsi trovare pronti alla sfida mondiale dei mercati coniugando “reputazione, trasparenza e qualità per migliorare la competitività dell’olio valorizzando le sue proprietà salutistiche e nutrizionali, trasferendo alla filiera le innovazioni tecnologiche frutto della ricerca e applicando nuove tecniche di marketing”.

“C’è bisogno di un grande lavoro corale – ha aggiunto il docente – per non farsi tritolare dalla concorrenza”.
In un crescendo di interesse del vasto uditorio presente il professor Raffaele Sacchi ha puntato sulla transdisciplinarità per la risoluzione delle problematiche complesse che caratterizzano il settore olivicolo oleario che in ambito scientifico è concepita come lo stadio più elevato di integrazione tra discipline in cui le relazioni hanno luogo all’interno di un sistema senza frontiere stabili tra le materie stesse quali le tecnologie alimentari, l’arboricoltura, la chimica degli alimenti, la chimica farmaceutica, l’analisi sensoriale, il marketing e il neuro-marketing, l’economia agraria, le scienze mediche, l’ingegneria meccanica ed informatica, il diritto agrario, agroalimentare e tributario.

La transdisciplinarità è dunque quello spazio intellettuale dove le connessioni tra diversi argomenti isolati possono essere esplorate per superare l’attuale frammentazione della conoscenza, principale ostacolo al progresso e al cambiamento nella filiera olivicolo olearia.
Il dirigente medico dell’Asp 7 Vito Perremuto si è soffermato sugli effetti salutistici dell’olio evo ponendo l’accento sul fatto che ‘l’olio nutre e cura”, mentre, l’assaggiatrice di olio Maria Paola Consolini ha elencato le buone prassi per pervenire ad una buona qualità della produzione.

La conferenza nazionale aperta dai saluti istituzionali del commissario straordinario del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Salvatore Piazza, dal presidente di Svimed onlus Giovanni Iacono, dal sindaco di Chiaramonte Gulfi Sebastiano Gulfi e dall’assessore allo Sviluppo Economico del comune di Scicli Emilia Arrabito si è chiusa con una tavola rotonda coordinata dall’agronomo capo panel Giuseppe Cicero sul domani dell’olio evo: dal Cluster alla produzione innovativa cui hanno preso parte Michele Riccobono, responsabile dell’organismo di controllo di Irvo Sicilia, Giuseppe Arezzo, presidente del consorzio dop Monti Iblei, Vittorio Sartorio, delegato di Ragusa dell’Accademia Italiana della Cucina e Enzo Cavallo direttore del Diprosilac. Sulla ‘mission’ del progetto Aristoil e sui risultati ottenuti hanno relazionato il coordinatore Giuseppe Cianciolo e Gianna Dimartino del servizio Politiche Comunitarie del Libero Consorzio che hanno preannunciato la costituzione del ‘cluster Aristoil’ nonché dei prossimi passi del network con la possibilità di progettare una piattaforma a servizio dei produttori e consumatori, come strumento di scambio di know how e a supporto del percorso di indicazione del claim salutistico.

Fonte Ragusa Oggi

L’olio d’oliva non è tutto uguale ed è non solo utile, ma necessario, conoscerne classificazione e differenze. L’olio di oliva è una risorsa indispensabile per la nostra alimentazione. Quasi tutto quello in commercio proviene dal grande bacino dei Paesi del Mar Mediterraneo. Spagna, Italia, Grecia, Tunisia sono tra i maggiori produttori, come vi abbiamo già raccontato nell’articolo “Olio di oliva italiano: una eccellenza da difendere e da valorizzare“.

Ma quante tipologie di olio di oliva esistono in commercio? E come si fa a scegliere l’olio d’oliva più adatto alle nostre esigenze? Per una alimentazione sana e sicura, è sempre necessario acquistare un olio con il marchio a denominazione di origine protetta (Dop) o a indicazione di origine protetta (Igp)?

Per rispondere a queste domande dobbiamo prima approfondire la classificazione dell’olio d’oliva, secondo la legislazione vigente in Italia e in Europa. Per comprendere classificazione e differenze dell’olio di oliva, si deve sapere che non è tutto prodotto nello stesso modo. Tre sono infatti i metodi di produzione dell’olio di oliva, che in base a questi metodi, viene classificato in olio di oliva ottenuto da spremitura meccanica, olio di oliva raffinato e olio da sansa di olive.

Di tutti gli oli di oliva prodotti, solo 4 sono presenti in commercio: l’olio extravergine di oliva, l’olio vergine di oliva, l’olio di oliva e l’olio di sansa di olive.

OLI DI OLIVA OTTENUTI DA SPREMITURA MECCANICA

Agli oli di oliva ottenuti da spremitura meccanica appartengono tre tipologie di olio: l’extravergine, il vergine e l’olio di oliva vergine lampante. Per spremitura meccanica si intende un metodo di estrazione naturale dell’olio dalle olive che non prevede l’uso di sostanze chimiche per estrarre l’olio. L’olio di oliva si intende “estratto a freddo” quando la temperatura, durante il processo di estrazione e lavorazione, non supera i 27 gradi centigradi. Il controllo della temperatura è fondamentale per evitare che l’olio perda alcune caratteristiche organolettiche sinonimo di qualità, come il fruttato e il vegetale.

Olio extravergine di oliva

Chiamato anche olio “Evo”, l’olio extravergine di oliva è l’olio migliore che si possa acquistare, sia da un punto di vista organolettico, sia salutistico. E’ anche il prodotto più caro. L’olio extravergine di oliva si ottiene dalla spremitura delle olive fresche, mediante procedimenti meccanici o fisici (pressione o centrifuga). Ha una acidità libera uguale o inferiore allo 0,8%: significa che su cento grammi di olio contiene 0,8 grammi di acido oleico. L’acidità viene misurata con strumenti chimici di laboratorio. Minore è l’acidità e più è alta la qualità del prodotto. Per classificare un olio d’oliva come extravergine, bisogna sottoporlo a esami organolettici (panel test).

Per poter superare l’esame organolettico, l’olio di oliva deve avere precise caratteristiche olfattive: fruttato (leggero, medio, intenso), deve avere un gusto amaro e piccante. E non deve avere difetti (la mediana dei difetti deve essere pari a zero). I principali difetti dell’olio di oliva sono il rancido, il riscaldo, l’avvinato, la morchia, la muffa. Dipendono da diversi fattori, che sono legati principalmente alla qualità delle olive, alle modalità e ai tempi della raccolta. Ma anche alla lavorazione nel frantoio e alla conservazione.

Olio extravergine Igp

L’olio extravergine Dop o Igp

L’olio extravergine di oliva può avere diversi marchi di qualità: Dop, Igp o Biologico, che sono sinonimo di un olio di qualità superiore. In genere, un olio con il marchio a denominazione di origine ha una acidità compresa tra lo 0,2% e lo 0,3%. La legge non obbliga i produttori a indicare il livello di acidità in etichetta. Chi sceglie di indicarla, può indicare solo l’acidità massima prevista alla data del termine minimo di conservazione. L’indicazione dell’acidità deve essere accompagnata da altre indicazioni. Indice di perossidi (deve essere più basso possibile; il limite massimo per l’extra vergine è di 20 milliequivalenti di ossigeno attivo per chilo), tenore in cere e assorbimento della luce ultravioletta (parametro “delta k”).

Olio d’oliva vergine

E’ un olio commercializzato ed è ottenuto dalla spremitura delle olive con procedimenti meccanici o fisici. La sua acidità libera (grammi di acido oleico per cento grammi di olio) non deve superare il 2%. Presenta lievi difetti all’esame organolettico (panel test). La mediana dei difetti deve essere superiore a zero oppure pari a 3,5. La mediana del fruttato è pari a zero. L’olio di oliva vergine è una delle tipologie di olio che possono essere vendute, ma di fatto è quasi assente dagli scaffali dei supermercati. Un peccato, perché sarebbe un olio molto adatto ad essere usato in cottura.

Olio di oliva vergine lampante

Ottenuto dalla spremitura delle olive, ha un’acidità libera superiore al 2%. Non ha caratteristiche idonee al consumo ma è destinato alla raffinazione. Possiede difetti evidenti, sapore e odore sgradevoli. Per questo motivo, deve essere trattato chimicamente, a livello industriale, per eliminare i difetti organolettici. E’ ottenuto da olive di qualità molto bassa o scadente.

Olive appena raccolte, pronte per la frangitura

Olive nere italiane

OLI DI OLIVA RAFFINATI

Nella classificazione merceologica dell’olio di oliva ci sono poi gli oli di oliva raffinati. Questi oli sono estratti nel corso di un processo industriale in cui si utilizzano sostanze chimiche e solventi. Successivamente, vengono trattati chimicamente. Per questo si parla di oli “raffinati” o “rettificati”, cioè trattati in modo da correggere o limitare i difetti: acidità eccessiva, difetto di rancido, colore e odori sgradevoli. Questi oli possono essere ammessi al consumo alimentare umano solo dopo avere subito un procedimento chimico di raffinazione che comprende decolorazione, deodorazione e deacidificazione.

Olio di oliva raffinato

Deriva dalla lavorazione industriale degli oli di oliva vergini lampanti, che vengono sottoposti a processi di deodorazione, deacidificazione, decolorazione. E’ un olio incolore, inodore e insapore. La sua acidità libera può essere uguale o inferiore allo 0,3%. Non è commercializzabile. Dall’olio di oliva raffinato, miscelato con l’olio di oliva vergine, si ottiene l’olio di oliva che trovate in commercio.

Olio di oliva San Giorgio

Olio di oliva San Giorgio

Olio di oliva

L’olio di oliva non va confuso con l’olio extravergine di oliva. Esso deriva dall’unione tra olio di oliva raffinato e olio di oliva vergine (non lampante). Si può commercializzare. In altre parole, è un mix tra un olio vergine e un olio che ha subito un processo chimico di correzione dei difetti (chimici e organolettici). L’acidità è uguale o inferiore a 1%. Solitamente, l’olio vergine viene aggiunto all’olio di oliva raffinato fino a che non si ottengono nuovamente i colori, gli odori e i sapori desiderati.

La legge non prescrive l’indicazione della percentuale minima di olio vergine (o anche di olio extra vergine) che viene aggiunto all’olio raffinato. Solitamente, questa percentuale è compresa tra il 5% e l’ 8% (ciò significa che il resto è olio raffinato). Ma i migliori oli di oliva arrivano anche al 30%. In etichetta compare l’indicazione “miscela di oli di oliva raffinati e di oli di oliva vergini”. L’olio di oliva viene usato dalle aziende a livello industriale per la conservazione degli alimenti sottolio: verdure, tonno, etc. L’olio di oliva è adatto a essere usato come olio per fritture. Questo perché contiene un’alta percentuale di grassi monoinsaturi, che sono più stabili ad alte temperature.

OLIO DI SANSA DI OLIVE

Ancora, la classificazione dell’olio di oliva comprende la sansa. Un composto ottenuto dal residuo secco della spremitura delle olive in frantoio. La sansa è composta da bucce, polpa e noccioli pressati. E’ un prodotto secondario nella lavorazione delle olive, che contiene una percentuale di olio compresa tra il 3% e il 6%. Questo residuo di olio viene estratto mescolando la sansa essiccata con un solvente (esano), che scioglie l’olio contenuto all’interno dei residui di spremitura. ll solvente viene separato per distillazione e l’olio viene sottoposto a processi di raffinazione per correggerne i difetti.

La legge europea consente di commercializzare l’olio di sansa solo dopo opportuni processi di lavorazione. Quindi, l’olio di sansa attraversa tre fasi di lavorazione, per arrivare all’ultima fase, che lo rende adatto al consumo. L’olio di sansa trova applicazione anche nell’industria della cosmesi e la sansa esausta può essere usata come combustibile (pellet) o come fertilizzante in agricoltura.

Olio di sansa di oliva greggio

Ottenuto dalla sansa di oliva mediante processi chimici che estraggono l’olio, grazie a solventi, distillazioni e lavaggi. Non è un olio commercializzabile né commestibile, ma deve essere raffinato.

Olio di sansa di oliva raffinato

Si ottiene dall’olio di sansa greggio che viene sottoposto a processo di raffinazione. L’acidità è uguale o inferiore allo 0,3%. Non è commercializzabile e non è commestibile.

Olio di sansa di oliva

Deriva dall’unione tra olio di sansa di oliva raffinato e l’olio di oliva vergine. Può essere commercializzato. L’acidità è uguale o inferiore all’1%. Possiede un elevato punto di fumo, che gli consente di resistere alle alte temperature. L’olio di sansa di oliva è, quindi, adatto alla frittura degli alimenti. La sua acidità gli consente di sopportare meglio di altri oli (come l’extravergine) le fritture prolungate.

Fonte : https://www.sicilianicreativiincucina.it/olio-di-oliva-classificazione-e-differenze-ecco-perche-non-e-tutto-uguale